Sandro Veronesi, ‘Il colibrì’? ‘Il mio migliore amico’

Sandro Veronesi ha conquistato il record, raggiunto finora soltanto da Paolo Volponi, di vincere due Premi Strega, nel 2006 con ‘Caos calmo’ e 14 anni dopo, con ‘Il colibrì’ premiato con 200 voti il 2 luglio, in una serata finale segnata dalla pandemia, senza grande pubblico, con mascherine e distanziamenti al Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Ma la scia di cose positive che ha portato questo fortunato romanzo, che ha venduto oltre 100 mila copie, va ben oltre.
    “Non è eccezionale che La nave di Teseo, fino all’anno scorso piccola casa editrice e ora non più, vinca lo Strega dopo meno di cinque anni di vita? E’ a Umberto Eco che bisogna dire grazie, perché sapeva di non avere ancora molto tempo davanti a sé quando la ha fondata e oggi avrebbe potuto vedere tutto questo” dice all’ANSA Veronesi dopo la vittoria e non vuole fermarsi sui suoi due Premi Strega. “Al Museo Etrusco di Villa Giulia c’erano i miei due padri letterari: Paolo Repetti che quando stava a Theoria ha pubblicato il mio primo libro e Gian Arturo Ferrari che mi chiese di passare a Mondadori. Poi c’era Fandango Libri, fondata 20 anni fa nel mio garage e La Nave di Teseo che ho contribuito a fondare. E in sestina c’era un libro, ‘Febbre’ di Jonathan Bazzi, che cito ne ‘Il colibrì’. E’ stata un’esperienza su cui dovrò riflettere con la mia analista” spiega Veronesi.
    Comunque, “il premio non è quello dato a me. A vincere è il libro e ‘Il colibrì’ è stato fortunato fin dal primo giorno. Ha avuto un consenso che tutti gli altri miei libri non hanno avuto” racconta. Ma come spiega tutto questo successo per la storia di una vita intera, quella di Marco Carrera, che come il colibrì mette tutta la sua energia per restare fermo, colpita un po’ più del normale da cose dolorose? Per un romanzo che scende in modo potente alla radici di quell’energia che annienta e fa rinascere, che ci racconta andando avanti e indietro nel tempo la perdita e l’amore, la ricerca di se stessi, la psicoanalisi, i sogni, i simboli, con al centro la famiglia con tutte le sue mitologie? “Non lo so il perché e non me ne importa nulla. Non mi serve a niente saperlo. Preferisco pensare che sia fortuna, che sia una cosa che accade a quelli che ce la mettono tutta ed è accaduto a me. Con ‘Caos calmo’ è stato diverso. ‘Il colibrì’ ha avuto il consenso di tutti i tipi di lettori. Può darsi sia un abbaglio ma io l’elogio me lo tengo. E proprio perché il libro ha avuto tutto questo favore ho pensato che potesse meritarsi il premio più importante d’Italia” dice Veronesi che lo ha scritto in cinque anni in modo diverso dal solito. “Mi sono affidato totalmente alla mia voglia di scrivere. Come quando racconti la tua vita a una persona a cui tieni. Vai avanti e indietro nel tempo, dici quello che ti viene da dire e così ho scritto quello che mi andava di scrivere. E’ una cosa un po’ ardita, mi svegliavo a volte la notte ma è stata un’esperienza molto appagante. E non ho dovuto spostare un capitolo”.
    Ma quanto c’è di Veronesi in Marco Carrera? “C’è l’anno di nascita, il 1959. La cosa molto diversa da me è la sua natura di colibrì, è uno che resta, che tiene botta. Io sono un ragazzo degli anni ’70 quando il mito era il cambiamento. Carrera è il mio opposto e provo attrazione per lui, mi ha fatto piacere stare in sua compagnia. Mi sarebbe piaciuto molto incontrare uno così, sarebbe stato il mio migliore amico. Io gli avrei insegnato a muoversi un po’ e lui mi avrebbe aiutato ad avere un po’ di giudizio” spiega l’autore del romanzo che forse avrà una trasposizione cinematografica, come era accaduto per ‘Caos calmo’, diventato un film con Nanni Moretti. “C’è già un’opzione per farne un film, ma non ci metto bocca. Me lo disse Moravia che non bisogna mai collaborare alla sceneggiatura di un film da un proprio libro, si rischia di essere d’ingombro” dice Veronesi che ora si prepara a un tour di presentazioni con tra i primi appuntamenti, il 4 luglio alle 21 a Pavia, alla quarta serata della Milanesiana di Elisabetta Sgarbi e il 9 luglio al Festival Il Libro Possibile di Polignano (Bari). “Quello che stiamo vivendo è la cosa di un tempo morto a cui si possono sostituire dei tempi migliori se i minorenni di oggi si rendono conto che devono agire subito”, sottolinea Veronesi che ne ‘Il Colibri’ guarda al futuro e all’uomo nuovo che in questo caso è una donna.
    E dell’esperienza del Coronavirus per gli scrittori dice: “La letteratura s’immerge dove le pare”. Ora sta scrivendo “una sceneggiatura con Edoardo De Angelis per un suo film su Salvatore Todaro, un comandante sommergibilista della seconda guerra mondiale”. (ANSA).
   


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