SANTARCANGELO FESTIVAL, ANNULLATA LA SECONDA PARTE “WINTER IS COMING”

Di seguito pubblichiamo la lettera con cui i direttori artistici Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus) hanno annunciato l’impossibilità di realizzare la seconda parte del festival, che era stata posticipata a dicembre a causa del Covid.

«Con enorme tristezza (e spaesamento) ci troviamo a dover cancellare Winter Is Coming – scrivono i Motus -, questo ennesimo far-out festival, costruito con tanto lavoro e passione e dialoghi espansi fra l’equipe del Festival e costellazioni di artiste e artisti emergenti intercettati in una attenta e lunghissima scansione panoramica. Lo annulliamo perché – insieme ai gruppi – abbiamo realizzato che con le attuali (e in continua mutazione ) restrizioni sanitarie non sarebbe mai potuto essere il Festival che immaginavamo, fatto non solo di presentazioni di spettacoli, ma spazio di scambio, incontro confr?onto (e scontro) fra artiste, artisti, pubblico, curatrici e curatori: avevamo in previsione di ospitare in quei giorni due meeting europei dei network di cui Santarcangelo è parte, ovvero Create to Connect ? Create to Impact e BE PART, entrambi sospesi per ovvi motivi di mobilità degli operatori, che avevano risposto con entusiasmo a questa opportunità di incontro con una scena italiana sotterranea. Volevamo garantire alla compagnie il confronto con sguardi altri e lontani dal contesto artistico strettamente italiano: un’opportunità unica e fondamentale per chi – come le realtà invitate – lavora sulla commistione dei linguaggi che soprattutto nella scena internazionale sono in particolar modo ricercate. Non è più possibile ora, ma non rinunciamo: abbiamo deciso di accogliere questo frame invernale nella summer shining edition di luglio, ridisegnando tutto il Festival futuro proprio alla luce del confronto con e fra le nuove generazioni. Eravamo così felici delle scelte che “tremavamo di gioia” e impazienza nel condividere con il pubblico questa emozione, tanto che questa seconda chiusura ci addolora anche più della prima rinuncia estiva ad un programma internazionale ampio e faticosamente costruito: ora è diverso, ora sono in gioco i sentimenti e il futuro della “nostra migliore gioventù” che fatica orribilmente a trovare uno spazio e un tempo per esprimersi, che cerca di urlare a denti stretti la sua caduca esistenza. Ci sono regole e decreti, ma c’è anche una situazione cristallizzata di sovvenzioni e leggi ministeriali asfissianti che non aiutano a liberarsi dal giogo dell’impotenza obbligata. Quindi è giusto chiudere, rimandare, aspettare, ma la mente galoppa e si fa piccolo il foro di luce infondo al tunnel, ancor più ora con i rallentamenti dovuti alla pandemia che come al solito falcidiano le fasce più deboli della società civile tutta, quindi inevitabilmente i precari della scena».

«Come reagire? Abbiamo aperto una piattaforma di dialogo per mantenere il fuoco vivo e ricostruire chirurgicamente il tessuto lacerato, dando avvio a una serie di lunghi confronti che stiamo faticosamente portando avanti in rete, per immaginare un possibile formato alternativo e non la forzata trasposizione online degli spettacoli, da molti gruppi comunque rifiutata».

«Non volevamo – in quanto direzione artistica – proporre una “formuletta sostitutiva” che permettesse a tutte e tutti di apparire, ma lanciare ai lupi solitari di Winter Is Coming l’opportunità di immaginare una modalità che oltrepassasse i moduli un po’ abusati dell’online. Si è scatenato un confronto vivissimo e acceso fra chi rifiutava un’ulteriore presenza/palliativo produttiva e chi invece voleva far sentire la propria voce focalizzandosi su questioni strettamente politiche e di tutela del lavoro. Ore di dialogo, estenuanti, ma bellissime».

«Siamo giunti a una decisione comune, ovvero quella di aprire un frame online il 5 dicembre – ancora in sensibile evoluzione – che accoglierà le sfumature e le differenze di ciascuna realtà in una modalità fluida rispetto al tempo e agli spazi d’azione: avverrà su Zoom esplorandone al pieno le potenzialità e utilizzandolo anche come piattaforma performativa. Abbiamo deciso di recuperare per questa giornata fuori-formato il titolo che avevamo scelto per il primo degli incontri pubblici del Festival, ovvero Dopo la fine del mondo: teatro per bande, gruppi, e predatori solitari, previsto proprio per il 5 dicembre e destinato a “dar voce alle artiste e agli artisti ospiti che stanno in questi difficili tempi intraprendendo percorsi di autonomia rispetto alle maglie del sistema”. Il titolo nasceva da un cortocircuito tra passato, presente e futuro, perché evoca il claim dell’edizione 1992 di Santarcangelo Festival diretta da Antonio Attisani, quando Motus presentò, nel cosiddetto spazio giovani-proposte, la prima creazione teatrale Stati d’assedio, ispirata proprio a un testo apocalittico come Lo Stato d’assedio di Camus, da rileggere oggi per le sinistre assonanze con il momento pandemico attuale… Ci piace partire da questa ri-evocazione passata che accoglieva i primi latrati della nostra generazione che si faceva strada in un panorama diversissimo, ma con al centro il fuoco dell’indipendenza. Necessità vitale anche per tutte le compagnie coinvolte che si confronteranno – con forme e modalità poetico/politiche diverse – proprio su questa domanda: ovvero cosa significa oggi intraprendere percorsi di creazione indipendenti e fuori dai recinti».

«Questa giornata non sarà che una scintilla in un tempo oscuro, ne siamo consapevoli, ma è una piccola time-capsule: una piattaforma di lancio di pratiche comuni che tenteremo di allargare ad altre realtà della scena italiana ed estera e che si propagherà sino a luglio, dove, finalmente, sarà possibile vedere le opere, così come vanno viste, con altri corpi nello spazio, vicini o distanziati, soli o in branco».

E concludono: «Lunedì 30 novembre forniremo maggiori informazioni su come partecipare e seguire la diretta.

Daniela Nicolò e Enrico Casagrande / Motus»

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