Sbarchi incontrollati e proteste in piazza. Tutti i segnali che la politica non vede

Doveva essere l’estate della ripartenza invece è il «redde rationem» di un’Italia affidata ad un esecutivo intento a nascondere sotto la coltre dell’emergenza da Coronavirus le questioni che non sa risolvere. L’immigrazione ne è, purtroppo, l’immagine più evidente. Con l’estate è iniziato un ritorno al passato scandito dagli stessi incubi di quel luglio 2017 in cui i migranti sbarcavano a migliaia, le Ong erano fuori controllo e l’esasperazione dava vita a vere e proprie rivolte. Con una differenza. Allora il Pd poteva contare su un ministro dell’Interno come Marco Minniti pronto, pur di arginare il disastro, ad imporre il primo alt alle Ong e a tessere quegli accordi segreti con la Libia ripudiati oggi dal suo stesso partito. Ora al suo posto c’è una Luciana Lamorgese che nonostante gli sbandierati accordi di Malta sulla redistribuzione ha accolto da settembre ad oggi più di 14mila 500 migranti riuscendo ad accollarne alla Germania e agli altri «amici» europei appena 464.

A questa debacle s’aggiunge il tentativo, assolutamente autolesionista, di smantellare o non applicare i «decreti sicurezza» varati dal proprio predecessore. Quei decreti rappresentano l’unica arma capace di bloccare dei migranti che, pur non arrivando (ancora) ai ritmi del 2017, sbarcano da tutte le parti. A traghettarli non sono soltanto le navi delle Ong tornate in servizio permanente davanti alla Libia, ma anche i trafficanti di uomini attivi dalla Tunisia fino alle coste di Turchia e Grecia.

Ai carichi umani scodellati davanti a Lampedusa grazie a barchini e scialuppe messi in mare dalle «navi madre» salpate dalla Tunisia s’aggiungono i gruppi di pakistani e afghani che s’imbarcano in Grecia e Turchia per raggiungere Puglia e Calabria. E mentre nessuno a Roma muove un dito per fermare questo nuovo autentico assalto le paure degli italiani, esposti anche al rischio di un ritorno del Coronavirus, generano proteste simili a quelle del 2017.

I fatti delle ultime 72 ore sono da questo punto di vista esemplari. Da venerdì Lampedusa ha sopportato l’assedio di 791 migranti. Sulle spiagge di Roccella Jonica in Calabria sono arrivati, invece, 70 pakistani tra cui sono stati individuati almeno 12 casi di coronavirus asintomatico. Casi trasferiti, nonostante la pericolosità, in un centro di accoglienza gestito da privati nel centro di Amantea, in provincia di Cosenza. Al diffondersi della notizia un gruppo di 200 persone infuriate ha bloccato la provinciale chiedendo il trasferimento dei migranti. Una protesta seguita da quella della governatrice della Calabria Jole Santelli che minaccia di bloccare autonomamente gli sbarchi e intima al governo di agire requisendo unità navali «a bordo delle quali potranno essere svolti i controlli sanitari sugli immigrati e potrà essere assicurata, in caso di positività, l’effettuazione del periodo di quarantena obbligatoria».

E richieste d’intervento immediato arrivano anche dal governatore Nello Musumeci reduce da una visita nel centro di accoglienza di Lampedusa dove continuano le fughe fuori controllo di decine di migranti. In tutto questo caos non s’intravvede l’ombra di una decisione governativa capace di mettere sotto controllo gli sbarchi e garantire un’efficace protezione ad una cittadinanza italiana minacciata, come ricordava ieri l’onorevole Laura Ravetto di Forza Italia, da una seconda ondata di contagi capace di mandare definitivamente a picco il paese. Anche perché mentre l’Italia affonda sulla plancia di comando romana continuano i balletti di un premier e di un branco di ministri desolatamente incompetenti.



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