Senza sudore non c’è libertà

Il centrodestra riparte dalla piazza. E riparte nel segno della libertà e del sudore della fronte. D’altronde senza il secondo difficilmente si ottiene la prima. Non è un caso che tutti e tre i leader – Tajani, Meloni e Salvini – dal palco parlino di libertà. Pilastro di una coalizione che per anni ha avuto nel nome – prima la Casa e poi il Popolo della Libertà – la propria ragione sociale. La libertà è il tessuto connettivo che unisce il centrodestra, il valore che scavalca i sovranisimi e i nazionalismi, gli europeismi e gli antieuropeismi, e riunisce tutti attorno a un principio irrinunciabile. Un concetto semplice, quello della libertà, che di questi tempi non gode di ottima salute: ammanettato dai deliri del politicamente corretto e ristretto nei perimetri claustrofobici dei social network e degli algoritimi. Per ogni statua che cade, per ogni parola che viene censurata, per ogni idea che viene messa al bando ci perdiamo un respiro di libertà.

All’appello di Antonio Tajani che chiede «libertà degli italiani, libertà del nostro Paese» fa eco la piazza che, con un moto liberatorio, scandisce «Libertà! Libertà!». Libertà da un governo senza alcuna legittimazione popolare, libertà di poter votare, libertà dalle sentinelle dello squadrismo progressista, libertà dalle persecuzioni giudiziarie. Libertà di poter esprimere la propria diversità dal pensiero dominante. Ieri, nella piazza questa volta ordinata e distanziata, su quelle quattromila sedie, c’era quella maggioranza silenziosa che ogni tanto s’incazza e decide di far sentire la propria voce, di rompere il silenzio. Non per un esercizio retorico o per sublimare il proprio spirito partecipativo, ma per necessità. Una piazza libera e un po’ sudata sotto il sole di luglio, per niente radical e forse nemmeno troppo chic. Una piazza che tanto irrita gli intellettuali di sinistra come Gianrico Carofiglio, che aveva definito la scorsa manifestazione di centrodestra un «manipolo di gente sudata». Distillando in quattro parole tutto il disprezzo di una certa sinistra verso la gente comune, verso il popolo. Ma, come ha ricordato dal palco Giorgia Meloni, «alle elite il sudore fa schifo, a noi no. Suda chi lavora». E se, dopo un periodo di battibecchi e distinguo, il centrodestra si ritrova unito sotto il solleone (ah, già ma non erano quelli di destra che preferivano il mare alle urne e alle piazze?) nel nome della libertà e del sudore della fronte è una buona notizia. Non solo per il centrodestra, ma per gli italiani.



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