Sul Mes sindacati e imprese ora parlano la stessa lingua

Distanti sui contratti di lavoro, tantissimi quelli da rinnovare anche a causa della pandemia. Vicini come non mai nel individuare nel governo Conte II uno dei problemi. Troppo timido su temi come le semplificazioni, inadeguato quando asseconda i No della maggioranza al Mes. Confindustria e sindacati parlano la stessa lingua quando si tratta delle scelte fondamentali di politica economica.

«Il fondo Mes sanitario vale 37 miliardi da utilizzare in un settore vitale che ha mostrato tutti i suoi limiti e i suoi difetti. Non lo facciamo per cosa, per questioni ideologiche?», ha chiesto il presidente di viale dell’Astronomia Carlo Bonomi, nel suo interventoal convegno digitale «3R – Ripartenza, Responsabilità, Resilienza» dei Giovani imprenditori.

A distanza ha risposto Pierpaolo Bombardieri, neo segretario generale della Uil nella sua relazione al Consiglio confederale per l’insediamento alla guida della confederazione. No al ritorno del Patto di Stabilità, evocato dal vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. «È stato sospeso finalmente e ci batteremo affinché la sospensione diventi definitiva». Per farlo, ha aggiunto il sindacalista, «utilizziamo subito lo Sure per la Cassa Integrazione e il Mes per rafforzare e modernizzare il Sistema Sanitario, soprattutto al Sud».

A chi dice no alla nuova linea di prestito del Salva stati dedicata alla sanita – ha aggiunto – «chiediamo di ricordare i 35.000 morti, di entrare in pronto soccorso, di visitare gli ospedali del Sud».

I fronti aperti con il governo sono tanti. Gli industriali puntano sulle semplificazioni. «Chiediamo al governo che venga varato subito il decreto semplificazioni», ha chiesto Riccardo Di Stefano, neo presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria.

Lo stesso Bonomi ha di fatto bocciato il merito delle anticipazioni. «Non basta fare un nome roboante, serve sapere gli obiettivi di queste riforme».

Il leader degli industriali se la prende anche con il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, che ha inanellato più gaffe, come quando ha accusato di pigrizia gli imprenditori che non hanno riaperto le attività dopo il lockdown.

«Il presidente dell’Inps, che si è permesso di insultare le imprese e non ha ancora risolto il problema, rimane al suo posto». I numeri sono dalla parte delle imprese. La cassa integrazione chiesta da nove milioni di lavoratori, per 5 milioni è stata pagata dai datori.

La distanza con i sindacati torna sui contratti. Bombardieri si è rivolto direttamente a Bonomi chiedendo di rinnovarli. Ma anche di «affrontare i mali del capitalismo italiano: il nanismo dimensionale, la carenza di investimenti, la scarsità di innovazione, la mancanza di cultura manageriale».



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