Termoscanner, gel e 4.280 sedie distanziate. Sul palco niente simboli, c’è solo il tricolore

Roma È il primo passo verso il ritorno alla normalità della politica, il primo tentativo di restituire all’opposizione il diritto di dialogare con i propri elettori. Certo le condizioni sono difficili, se non estreme. Le temperature ampiamente sopra i 30 gradi, il caldo afoso (poco dopo la fine il cielo si rannuvolerà per un corposo acquazzone estivo), l’ingresso solo su invito o su accredito, il termoscanner all’ingresso, le mascherine obbligatorie, il gel per le mani. Un protocollo rigidissimo adottato nella consapevolezza di dover fare i conti con i fucili puntati di chi, come dice Giorgia Meloni, «vorrebbe trasformare le mascherine in un bavaglio».
Alla fine sono 4280 le sedie disposte in Piazza del Popolo, tutte adeguatamente distanziate. Su ognuna di esse è poggiato un tricolore. Lo stesso Matteo Salvini si affretta a chiedere compostezza e rispetto delle distanze «per evitare inutili critiche». E così è, anche perché non tutte le oltre 4mila sedie disposte nella piazza sono occupate, visto che nella concessione degli accrediti si è cercato di sottrarre piuttosto che di aggiungere. L’organizzazione, comunque, dopo le polemiche del 2 giugno, è impeccabile. Sul palco nessun vessillo di partito, solo bandiere tricolori. Maria Giovanna Maglie fa da maestro di cerimonia. Gli altoparlanti diffondono musica anni 80 e 90, da Fausto Leali ai Lunapop, pochi però si azzardano a seguire il ritmo perché il sole picchia forte. Agli spettatori vengono distribuite bottigliette d’acqua.
«Alle élites il sudore fa schifo a noi no, suda chi lavora. Siamo in piazza con i cittadini per manifestare», attacca Giorgia Meloni dal palco. Antonio Tajani, però, fedele al proprio stile non rinuncia alla giacca blu di ordinanza. Salvini, invece, indossa i jeans una camicia bianca e si lancia addosso un po’ d’acqua per resistere al solleone. Sceglie il bianco anche la leader di Fratelli d’Italia che porta con sé un ventilatorino portatile. Ci sono i giovani di Forza Italia, guidati da Marco Bestetti, che promuovono la raccolta di firme per Berlusconi senatore a vita. Al gazebo di Fdi si danno informazioni per una raccolta firme per «elezioni subito». In quello leghista si annunciano petizioni contro cartelle esattoriali e ritorno dei vitalizi, una campagna partita ieri in tutta Italia e che ha già raccolto 200mila firme. Il consueto rito dei selfie viene celebrato in tono minore, Salvini si concede a qualche foto ricordo, Giorgia Meloni chiede selfie distanziati. I leader si scambiano sorrisi, si fanno i complimenti per i rispettivi interventi. E alla fine scattano, loro sì, un selfie con Piazza del Popolo alle spalle. Una istantanea che celebra quell’unità che dopo il lungo braccio di ferro delle Regionali sembra tornata a essere la cifra dei rapporti tra i leader.



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