“Tutto chiacchiere e distintivo”. Ecco il grande bluff di De Luca

“Il professore”, “Pol Pot”, “lo sceriffo”. In poche parole: Vincenzo De Luca. Il presidente della Regione Campania, durante la quarantena, è divenuto un vero e proprio fenomeno da social. Uno showman capace, con le sue invettive, di avere successo fin in Giappone.

Vincenzo De Luca contro Salvini e il M5S

La frase: “Sappiamo che qualcuno vorrebbe preparare la festa di laurea. Noi vi mandiamo i carabinieri, ma ve li mandiamo con i lanciafiamme” è stato il manifesto programmatico del governatore De Luca. Una frase che, dopo lo scoppio del focolaio di Mondragone, ha avuto un effetto boomerang. Matteo Salvini non ha esitato a punzecchiare il governatore campano: “A De Luca e al suo clan lascio le battutine sul lanciafiamme: peccato che a Mondragone si sia spento”, ha detto il leader della Lega che era stato definito da De Luca un “somaro” che “ha la faccia come il fondoschiena” nel corso del battibecco nato tra i due per gli assembramenti che si sono creati nella città partenopea dopo la vittoria della Coppa Italia da parte del Napoli.

Gli insulti che il governatore in quota Pd ha rivolto a Salvini sono innumerevoli e, in alcune occasioni, hanno riguardato anche la sua storia d’amore con l’ex compagna, la conduttrice Elisa Isoardi oppure l’aspetto fisico del leader del Carroccio. “Un esponente che va in giro per far vedere gli occhiali nuovi che ha comprato, occhiali color pannolino di bimbo”, ha detto in una delle sue ultime dirette Facebook. Ma tra i bersagli preferiti di De Luca non possono mancare i Cinquestelle. Nel 2016, quando venne fuori la ‘vicenda di Quarto’, De Luca affibbiò un soprannome per ognuno dei leader del M5S:“Luigino Di Maio il chierichetto, Fico il moscio (ovviamente) e l’emergente Di Battista, detto Dibba, il gallo cedrone”. E concluse: “Questi tre giovanotti hanno in comune che sono tre mezze pippe. Di Battista bocciato in municipalità, Fico qui in Regione e Luigino 56 voti a Pomigliano”.

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Come nasce il ‘fenomeno De Luca’

Insomma, il ‘fenomeno De Luca’ non nasce oggi, ma ha origini lontane. “Ciò che abbiamo visto con la quarantena non è altro che l’evoluzione e lo sbarco sui social del personaggio De Luca fabbricato negli anni ’90 nel mix di elezione diretta dei sindaci e tele-predicazione nelle tivù locali con una particolare attenzione all’ordine pubblico”, dice a ilGiornale.it il deputato Gianfranco Rotondi riferendosi all’esperienza di dell’attuale governatore campano come sindaco di Salerno per ben quattro mandati. De Luca, classe 1949, inizia a far politica fin da giovane e nel 1975 diventa segretario provinciale del Pci prima e del Pds poi. Gli operai lo chiamavano “il professore” dal momento che all’epoca era un insegnante di filosofia al liceo. Nel 1990 diventa vicesindaco e assessore della giunta di Vincenzo Giordano che, travolto dalle inchieste, si dimetterà nel 1993. Da quel momento De Luca prende le redini della città per otto anni, ottenendo la rielezione nel ’97 col 71% dei consensi. “Siamo in era pre-social e, con l’elezione diretta del sindaco, nascono i ‘city men’, i sindaci che sono il simbolo stesso della città che amministrano: Gentilini è Treviso, Cito è Taranto, Cucullo è Chieti e De Luca è Salerno”, ci fa notare Rotondi. Sindaci-sceriffo, sempre pronti a denunciare e a combattere il degrado come quando De Luca se la prese con un writers innamorato che sul marciapiede della Lungorno scrisse: “Frullino sei il mio battito d’ali”. “Un ragazzo così, prima lo lasciate e meglio è. È cretino”, disse rivolgendosi alla sconosciuta fidanzata del writers dai teleschermi di Lira Tivù, l’emittente locale da dove ogni venerdì pomeriggio De Luca fa i suoi monologhi. “De Luca ha trasferito in una dimensione regionale questo modello: ha sostituito il telefonino alla televisione, i social alle reti locali, la Regione Campania alla città di Salerno. Ha solo allargato la zoomata”, aggiunge l’ex ministro.

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Ma, prima di approdare a Napoli, De Luca si concede due legislature in Parlamento e altri due mandati da sindaco di Salerno tra il 2006 e il 2015 visto e considerato che nel 2010 fallisce la scalata in Regione. A sconfiggerlo è il forzista Stefano Caldoro che, poi, De Luca batterà cinque anni dopo. In Campania la sfida per la conquista della Regione tra loro due è iniziata proprio dieci anni fa e non è ancora terminata. Al momento entrambi godono di una vittoria a testa e, a settembre, si celebrerà “la bella”.

Nel 2013 viene nominato sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del governo Letta e l’Antitrust dichiara che tale incarico è incompatibile con il ruolo di sindaco. Due anni dopo viene dichiarato decaduto per due volte da due distinti organismi e per due vicende nell’arco di appena dieci giorni. La prima volta per incompatibilità, mentre la seconda perché nel gennaio 20215 De Luca è stato condannato in primo grado a un anno di carcere per abuso d’ufficio nell’ambito di un’inchiesta sul termovalorizzatore di Salerno. Venne, poi, reintegrato dal Tar in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale. Quello, però, per De Luca, è l’anno delle Regionali della ‘rivincita’ contro Caldoro. Una vittoria macchiata dalla polemica sugli “impresentabili”, una lista di candidati che, secondo la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, sarebbe stato meglio non votare per via dei loro problemi giudiziari. Nella lista comparve anche il nome dello stesso De Luca che nel 2008 era stato rinviato a giudizio per un’accusa di concussione, truffa e abuso d’ufficio risalente al 1998 e per la quale l’allora sindaco di Salerno aveva rinunciato alla prescrizione. “E’ stato un atto di infame responsabilità. Non è che ti svegli la mattina e a 24 ore dalle elezioni t’inventi la categoria degli impresentabili, per me impresentabile è l’onorevole Rosaria Bindi, da tutti i punti di vista”, commentò allora De Luca.

L’operato di De Luca? Tanti social e molto clientelismo

Le inchieste giudiziarie che lo riguardano sono numerose e “molte sono finite nel dimenticatoio”, ci rivela il deputato Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia che aggiunge: “A Salerno capitano delle stranezze con i procuratori della Repubblica locali perché qualcuno improvvisamente si ritrova il figlio candidato col Pd, un altro diventa prima assessore e, poi, europarlamentare”. Cirielli precisa: “Sul piano giuridico non significa nulla, ma dal punto di vista etico c’è da rimanere sbalorditi davanti a questo intreccio tra magistratura e politica”. Il consenso politico di De Luca, secondo il deputato di FdI, “è drogato dalla politica delle fritture di pesce”. Nel 2016, infatti, De Luca, in occasione di un evento sul referendum costituzionale, chiese all’allora sindaco di Agropoli Franco Alfieri, noto per il suo clientelismo, di convincere i suoi concittadini ad andare a votare per il sì: “Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

A tal proposito è molto duro il commento che ci lascia il leghista Severino Nappi: “A Salerno – ci dice il consigliere regionale – è nato un sistema De Luca, una gestione della politica clientelare e familistica, che è stato trasferito in Regione”. Secondo l’esponente leghista “De Luca è un pessimo amministratore. La crescita di Salerno è stata soltanto uno sperpero di soldi pubblici per opere che, a volte, hanno anche deturpato la città, mentre in Regione lui verrà ricordato per la più bassa spesa dei fondi europei della storia della Campania”. Sia Cirielli sia Nappi sono concordi nel sostenere che De Luca sia un uomo “tutto chiacchere e distintivo”. De Luca, durante il lockdown, è stato bravo a cavalcare la paura del coronavirus ma “i fatti concreti però dimostrano l’inefficienza della Regione Campania e ci sono indagini della procura di Napoli sia per tamponi sia per la gestione dei fondi”, dice Cirielli che lamenta i ritardi nel far partire la macchina organizzativa delle rianimazioni in Campania. “Fanpage ha denunciato che la ditta che ha costruito l’ospedale Covid sul modello lombardo ha iniziato a lavorare prima che si facesse la gara”, gli fa eco Nappi che, poi, incalza: “De Luca, grazie al cabaret della paura, si è mostrato come salvatore delle vite ma la Campania è stata la Regione che ha avuto più contagi e meno tamponi”.

“Anche la tanto decantata capacità di controllare il territorio è stata un bluff”, spiega Cirielli riferendosi al caso di Mondragone. “Lì c’era un focolaio e, siccome si trattava dei rom tanto cari alla sinistra, persone che sono uscite tranquillamente durante il lockdown, e il governatore ha minimizzato finché, ora, è stato costretto a chiamare l’esercito”, attacca Cirielli. In definitiva, Se De Luca dovesse vincere sarebbe soltanto grazie ai suoi video divenuti virali grazie a un massiccio investimento sui social (53mila euro investiti secondo Repubblica). “De Luca Non è una persona abituata al contraddittorio, il suo è sempre un monologo informativo condito da toni pittoreschi e da cabaret. Quando non riesce a replicare alle sue inefficienze, offende l’altro sul piano personale”, sentenzia Cirielli.



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