“Una sentenza di condanna completamente inventata”

«Quanto sta emergendo in questi giorni sul processo a Silvio Berlusconi per i diritti tv solleva indubbiamente un caso politico, e pone alla Corte dei diritti dell’Uomo degli elementi di cui non potrà tenere conto. Ma per capire quanto è davvero successo non si può che partire da un dato di fatto: la condanna resa definitiva dalla Cassazione, quella di cui parla il giudice Franco nelle sue registrazioni, fu una sentenza clamorosamente sbagliata dal punto di vista giuridico, basata su invenzioni dottrinali senza precedenti. Una sentenza inventata, che non stava né in cielo né in terra».

Alessio Lanzi, docente universitario di diritto penale, oggi è membro laico del Consiglio superiore della magistratura. Come avvocato, ha partecipato fino in appello al processo per i diritti tv (difendeva Fedele Confalonieri, assolto con sentenza definitiva) e quindi conosce bene le carte su cui la sezione presieduta da Antonio Esposito dichiarò colpevole Berlusconi.

Colpevole aldilà di ogni dubbio, per la Cassazione.

«Una sentenza assurda dal punto di vista giuridico. È questa la matrice iniziale della storia, ed è una matrice devastante perché il cittadino deve poter confidare nella correttezza delle decisioni dei giudici, specie in Cassazione, che ha l’ultima parola. La correttezza in questo caso non vi fu».

Perché?

«Per condannare Berlusconi, che in Mediaset non aveva cariche, ricorsero a una figura, quella del cosiddetto autore mediato mai comparsa nè in primo grado che in appello, e introdussero un concetto, il falso qualitativo delle fatture pagate da Mediaset, che era una cosa mai vista né prima né dopo».

Secondo Franco, tutto iniziò con la decisione di assegnare il caso Berlusconi alla sezione feriale.

«Che un processo così delicato vada alla sezione feriale non è una scelta corretta. La feriale non è competente per i reati tributari, è una sezione che fa un po’ di tutto, lì dentro a intendersi di reati tributari c’era solo Franco, che infatti era l’unico a sostenere l’assoluzione».

L’assegnazione alla feriale, si disse, fu necessaria per evitare la prescrizione.

«Mi sembra un falso problema. Con la interpretazione che la stessa Cassazione ha dato qualche mese dopo, per tutti i bilanci successivi al primo anno il reato non era di frode fiscale ma di dichiarazione infedele. Quindi il processo era già prescritto quando arrivò da Milano».

Franco parla di pressioni ricevute dall’alto e dall’esterno. È possibile che la Cassazione si faccia condizionare?

«Io non so se ci furono pressioni. Ma se un giudice riceve delle pressioni ha una via d’uscita molto semplice: applicare il diritto. Io me ne ero reso conto quando in Cassazione difesi l’avvocato Mills, accusato in un troncone delle inchieste su Mediaset. In appello a Milano lo avevano condannato nonostante fosse palese che era prescritto da tempo, quando arrivò in Cassazione i giudici non poterono che prendere atto e scrivere che anche la sentenza d’appello era sbagliata. Se vi furono pressioni, in quel caso seppero dire di no».

Lei in Csm si sta occupando delle conseguenze dello scandalo Palamara, dove emerge che a decidere tutto, sulle nomine, sono le correnti delle toghe. Secondo lei influenzano anche le sentenze?

«Bisogna fare due ragionamenti distinti: quello che accade in Csm e quanto succede nei processi, nelle camere di consiglio. Per quanto riguarda il Csm, la realtà è sotto gli occhi di tutti, e continuiamo a vederla. Quando si valuta un candidato per una carica direttiva, tutti i membri di una corrente votano allo stesso modo. Se si considerasse solo il merito, sarebbe logico aspettarsi giudizi diversi, no? L’unico, devo dire, che sfugga questa logica è il consigliere Di Matteo».

E nei processi cosa accade? Quando un giudice deve giudicare un cittadino, si dimentica della tessera che ha in tasca?

«Bisogna vedere caso per caso, persona per persona. Farsi condizionare è facile, è possibile. Qualcuno riesce a evitarlo. Qualcuno no».

E adesso cosa accade a Strasburgo?

«Aldilà del fatto eclatante, possono considerare che la sentenza Berlusconi è fuori dalle regole del diritto. Le opzioni per condannare l’Italia le hanno».



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