Valerie Perrin, Violette piace per la sua umanità

Una persona come tante, che se la incontrassimo per strada non ci colpirebbe. E’ così che Valerie Perrin vede Violette Toussaint, la guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna, che le ha portato tanta fortuna nel suo secondo romanzo. Anche se In ‘Cambiare l’acqua ai fiori’ (e/o), le cui vendite sono cresciute in sordina per poi esplodere, in Italia, dopo il lockdown, non c’è mai una descrizione vera e propria di Violette. “A un certo punto si vede da dietro uno chignon, i capelli bruni, si capisce che ha circa 40-45 anni. Ma mi piace pensare che sia una persona come tante, con un viso molto bello, molto dolce” dice all’ANSA la Perrin, fotografa, sceneggiatrice, scrittrice, moglie di Claude Lelouche, che con questo romanzo è diventata uno straordinario caso editoriale. Ha vinto in Francia il Prix Maison de la Presse nel 2018 e in Italia grazie al passaparola dei lettori veleggia oltre le 200 mila copie. Un successo che ha fatto ripartire le vendite anche del suo primo romanzo ‘Il quaderno dell’amore perduto’ (Nord).

“E’ successa la stessa cosa anche in Francia, il libro a un certo punto è diventato un vero e proprio fenomeno. Questo mi rende felice ogni giorno, mi ringiovanisce anche. E’ qualcosa di raro al giorno d’oggi” sottolinea la scrittrice, a Roma per la prima edizione di ‘Insieme’, il festival dei Lettori, Autori ed Editori all’Auditorium Parco della Musica e al Colosseo. E presto arriverà anche il terzo romanzo che si chiama ‘Tre’, perché “è la storia di tre persone che si amano in modo profondo” anticipa.

Ma che cosa ha fatto scatenare l’amore dei lettori per Violette? “La sua bellezza e profonda umanità. Violette è una donna che assomiglia a tutti. E’ tutti. Molte donne si rivedono in lei. Nonostante tutto quello che i media vogliono farci credere, in fondo, l’uomo è buono, come Violette” racconta la Perrin.

Custode di un passaggio a livello e poi guardiana di un cimitero, Violette non trasmette tristezza, ha sempre un sorriso per tutti, conforta i parenti dei morti. “Non sono i luoghi a renderci felici, ma le persone con le quali condividiamo i momenti importanti. Se c’è amore in una residenza per anziani, dove ho ambientato il mio primo libro, o in un cimitero, allora c’è un raggio di luce. E’ vero che il cimitero in sé è un luogo molto triste, però ci sono anche molte dediche piene d’amore sulle lapidi” sottolinea l’autrice che ha tre punti di ancoraggio nella sua vita: Parigi, la Borgogna e la Normandia dove vive a circa due chilometri da un cimitero nel quale sono sepolti i suoi suoceri. E proprio lì, un giorno, ha pensato: “‘E se scrivessi la storia di qualcuno che si occupa di un cimitero?’ Un’illuminazione”.

Nel romanzo a un certo punto succede un fatto inatteso. Un poliziotto di Marsiglia si presenta al cimitero con una strana richiesta: la madre vuole essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di un signore del posto e la storia prende una nuova piega gialla. “E’ una delle caratteristiche dei miei romanzi. Costruisco delle storie d’amore, ma come se fosse un poliziesco. C’è una prima parte nella quale presento i personaggi, costruisco la storia e l’enigma. E poi c’è una seconda con tinte di giallo. Il terzo libro, che ho appena finito, è costruito esattamente allo stesso modo” dice la scrittrice di ‘Tre’. “Dovrebbe uscire in Francia la prossima primavera. E’ la storia di tre amici d’infanzia: due maschi e una femmina che all’inizio sono inseparabili e poi, non si capisce perché, non si parlano più. Si sono persi di vista, sembra. Lungo il romanzo si comprenderà che cosa è successo”.

Adesso la Perrin ha tanta voglia di scrivere l’adattamento cinematografico e il copione di ‘Cambiare l’acqua ai fiori’. “Certamente mi piacerebbe portare questo libro al cinema, ma si vedrà” spiega. E il marito Claude Lelouche sarà coinvolto? “Non ci entrerà direttamente, ma suppongo che mi rimarrà accanto per darmi dei consigli” dice la Perrin che del suo essere fotografa, sceneggiatrice, scrittrice sottolinea: “Tutto è collegato. In realtà quello che faccio è raccontare storie”. “Quando ho cominciato a lavorare come sceneggiatrice, in realtà il mio primo romanzo mi frullava in testa da tantissimo tempo. In Francia è andato molto bene. Sono stati i lettori a chiedermi a gran voce di scrivere un secondo romanzo. Così è nato ‘Cambiare l’acqua ai fiori'” spiega.

La pandemia non ha cambiato molto la sua vita. “Ero chiusa in casa da mesi per scrivere il terzo romanzo. Ma è giunto il momento per l’uomo di prendere coscienza del fatto che non può continuare a fare quello che gli pare”. Progetti con Lelouche? “Sono molto più concentrata sul mio lavoro, adesso. Quando lui scrive qualcosa sono la sua prima lettrice e gli dico cosa ne penso” dice con un sorriso.


Fonte originale: Leggi ora la fonte