Via Quota 100, resta il reddito grillino: ecco il rilancio di Gualtieri

È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica, inserendosi su un contesto di scarso dinamismo economico del Paese, nonché di complessi cambiamenti geopolitici a livello mondiale, sia seguita da una fase di depressione economica“. Questa la premessa fatta da Roberto Gualtieri nella bozza del Piano nazionale di riforma. Il ministro dell’Economia ha avvertito che “non vi è tempo da perdere” e perciò bisogna mettere in campo tutti gli sforzi per tentare di fornire tutto il sostegno necessario a famiglie e imprese per la ripartenza dell’Italia. Il documento in questione contiene tutti gli interventi che il governo giallorosso intende adottare per rilanciare il nostro Paese e si basa su tre principali punti cardine: “Modernizzazione del Paese, transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale e parità di genere“.

La riforma del Fisco

Una decisa azione dal lato della tassazione: questo l’intento più importante che l’esecutivo vorrebbe realizzare. Considerando che il sistema fiscale italiano – oltre a essere connotato da una tassazione più accentuata sul lavoro rispetto ai consumi – è caratterizzato da una elevata pressione fiscale, l’ideale sarebbe un vero e proprio “alleggerimento della pressione fiscale“. La maggioranza ha già promosso il taglio del cuneo fiscale: per gli 11 milioni di lavoratori che fanno parte della platea dell’ex bonus Renzi (con un reddito compreso tra 8.174 e 26.600 euro), il beneficio mensile salirà da 80 a 100 euro.

Successivamente però si vorrebbe dare vita a una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta al fine di “disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini“: da una parte verrebbe ridotta la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli; dall’altra si darebbe una forte accelerata alla transizione del sistema economico “verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale“. Con la riforma “saranno anche razionalizzate le spese fiscali e, in particolare, saranno rivisti i sussidi ambientalmente dannosi (SAD)“.

“Rivedere Quota 100”

Sul fronte della previdenza, il Conte bis ha già intrapreso un confronto con le parti sociali in vista della conclusione della sperimentazione di Quota 100, fissata per il 2021: verranno tratte tutte le conclusioni del caso “alla luce della sostenibilità anche di lungo periodo del sistema previdenziale e del debito pubblico garantendo al contempo il rispetto per l’equità intergenerazionale e il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica fase così delicata“.

Per quanto riguarda il Family Act, verrà reso operativo il “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia” introdotto nella legge di Bilancio per il 2020: è da intendersi come il punto di partenza non solo per strutturare politiche a sostegno economico delle famiglie attraverso l’istituzione di un assegno universale per i figli e il sostegno all’educazione degli stessi, ma anche per “riorganizzare la normativa sui congedi parentali, la promozione del lavoro femminile e dell’autonomia dei giovani“. Le misure di sostegno alle famiglie si configurano come aiuti indispensabili per tutte le famiglie con figli, indipendentemente dalla situazione occupazionale dei genitori: “Un contributo economico che lo Stato offrirà alle famiglie per ogni figlio a carico, dalla nascita all’età adulta“.

Resta il reddito di cittadinanza

Stando a quanto si apprende dalla prima bozza diffusa dall’Ansa, resta il reddito di cittadinanza nonostante il flop confermato dai numeri della Corte dei Conti. Comunque sono previsti dei miglioramenti per raggiungere l’obiettivo dell’inclusione attiva di coloro che hanno avuto accesso alla misura: il potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro rappresentano una priorità politica del programma di governo “e si sostanzia in un piano di investimenti per la riqualificazione della rete di servizi per il lavoro e dei servizi sociali“.

Torna in auge la questione del salario minimo: “Uno strumento di sostegno del potere d’acquisto dei salari e vettore di protezione e rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale nei settori più deboli e a basso tasso di sindacalizzazione nei quali strutturalmente non opera la contrattazione di secondo livello“.

Contrasto all’evasione

Nel piano di Gualtieri si legge che il miglioramento della qualità dei controlli ai danni dell’evasione fiscale sarà lo strumento mediante cui ridurre il tax gap ed evitare che i contribuenti “fruiscano indebitamente” degli aiuti anti-Coronavirus. Vengono delineate due strade: il rafforzamento “dell’efficacia della riscossione” e la spinta alla “compliance volontaria”. Si vorrebbe raggiungere questo traguardo anche rafforzando le agenzie fiscali, investendo ulteriormente in tecnologia e big data, promuovendo e incentivando l’utilizzo dei pagamenti digitali.

Viene poi ribadita l’intenzione di non prevedere nuovi condoniche riducono l’efficacia della riscossione delle imposte“. Inoltre si conta che – grazie a una più equa imposizione sui giganti del web e al contrasto dell’elusione fiscale attualmente consentita dai regimi impositivi di alcuni Paesi Ue – “potrà derivare un miglioramento del gettito che sarà utilizzato per ridurre la pressione fiscale e il rapporto fra debito pubblico e Pil“.

Sì alla fibra, no alle “classi pollaio”

Tema centrale anche quello scolastico, per cui è stata fatta una promessa chiarissima: entro due anni tutte le scuole statali superiori e medie dell’intero territorio nazionale “saranno connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps, necessari per l’adozione di forme sistemiche di teledidattica“. Si spiega che la connettività “sarà gratuita per 5 anni e sarà inclusa la manutenzione delle reti“. Previsto anche un voucher per le famiglie in base alla fascia di reddito di appartenenza: per le famiglie con Isee inferiore ai 20mila euro dovrebbe esserci un contributo massimo di 500 euro “per connessioni veloci e per l’acquisto di tablet e pc“; per Isee superiore ai 20mila invece un contributo massimo di 200 euro “per connessioni veloci“.

Nella bozza del Piano nazionale di riforma viene spiegato che appare inevitabile revisionare tutti quei criteri di numerosità delle classi per il giusto equilibrio tra le esigenze didattiche e di organizzazione del personale: in tal modo sarebbe possibile “liberare risorse in grado di permettere alle istituzioni scolastiche un pieno e adeguato utilizzo dell’organico dell’autonomia“. Per rispondere alle sfide dell’emergenza Covid-19 sono state potenziate le risorse per il Piano scuole “passando a 400 milioni dai 200 stanziati in precedenza“.



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