Women Up, le donne alla conquista della Gnam

(di Daniela Giammusso) (ANSA) – ROMA, 02 AGO – Nel 2020 è stata condotta una ricerca
sulle artiste della Galleria Nazionale d’arte moderna e
contemporanea di Roma: 251 in collezione, il 10% del totale, con
517 opere e 26 paesi di provenienza. Fino al 2014 si
acquistavano solo tre opere di donne ogni anno. Dal 2015, anno
dell’arrivo della direttrice Cristiana Collu, a oggi sono
diventate 16 l’anno. Il 20% è entrato in collezione e nel 2019
le opere di artiste sono diventate il 30% del totale delle
acquisizioni. Time is Out of Joint, la mostra-allestimento della
collezione permanente, nel suo attuale assetto espone 17
artiste, il 10% del totale, e accanto alle 27 opere un’etichetta
evidenzia in giallo il “Made by a woman artist”, ovvero l’essere
realizzata da mano femminile. Dal 2016 ad oggi, una mostra
personale su 4 è dedicata a una donna e nelle collettive la
presenza femminile media è del 25%. Ma la strada è lunga e si
prosegue, a ottobre, con l’inserimento in Time is Out of Joint
di un altro significativo numero di opere di artiste dalle
collezioni della Galleria, preceduto da una campagna diagnostica
e di restauri. Negli stessi giorni, nel Salone Centrale
debutterà anche la personale dell’architetta spagnola Izaskun
Chinchilla, con la sua elaborazione del concetto della sfera
armillare, modello medievale del cosmo composto da una sfera ad
anelli concentrici usato per insegnare il movimento delle
stelle. A dicembre si completerà invece la trilogia sul pensiero
della scrittrice, critica d’arte e femminista Carla Lonzi, con
una open call dai titolo Vai pure che rimanda alla registrazione
del dialogo tra la Lonzi e l’artista Pietro Consagra che porterà
alla fine della loro relazione sentimentale. Infine, a marzo
2021, è in arrivo Io dico Io – I say I, la grande mostra a cura
di Cecilia Canziani, Lara Conte e Paola Ugolini che riunisce
oltre 40 artiste italiane di generazioni diverse che in
differenti contesti storici e sociali hanno raccontato la
propria avventura dell’autenticità, restituendo attraverso una
costellazione di visioni il proprio modo di abitare il mondo.
    Concepita prima della pandemia, si arricchisce ora dei video
vincitori della call Taci. Anzi, parla . (ANSA).
   


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