Zona rossa, proiettili agli industriali

Da tre giorni il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, è sotto scorta. La decisione è stata presa dopo che nella sede degli industriali di Bergamo sono arrivate due diverse buste contenenti dei proiettili, indirizzate a Bonometti. Sul caso la Procura bergamasca ha aperto un fascicolo ma per il momento gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo. Il motivo delle minacce tuttavia è verosimilmente riconducibile alla vicenda della mancata istituzione delle zone rosse nella provincia di Bergamo e anche in quella, altrettanto martoriata dal Covid 19, di Brescia, zona di cui è importante esponente appunto Bonometti, come presidente della Officine Meccaniche Rezzatesi, azienda specializzata nella componentistica per l’automotive con 3.600 dipendenti. Proprio Bonometti, come leader degli industriali lombardi, si era infatti espresso negativamente sull’ipotesi di creare zone rosse in Lombardia, ad inizio di marzo, dopo i casi di Codogno e Vo’ Euganeo. «C’è un problema sanitario grave e difficile», disse Bonometti, ma non si contrasta la diffusione del virus «chiudendo le fabbriche e gli esercizi commerciali», anzi l’unico effetto sarà «deprimere queste aree economiche». Valutazione ribadita dal leader degli industriali lombardi anche ai pm di Bergamo che lo hanno sentito come persona informata dei fatti, insieme al governatore Attilio Fontana e all’assessore Gallera, in merito alla mancata chiusura del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo e sulla mancata istituzione di una zona rossa nei comuni di Alzano e Nembro. Una vicenda ancora tutta da chiarire, per cui sono stati chiamati in Procura anche il premier Conte e i ministri Lamorgese e Speranza. Ma che è stata strumentalizzata politicamente, non solo da M5s e Pd ma da gruppi di estrema sinistra contro i vertici della Regione Lombardia e contro gli industriali «colpevoli», a loro dire, di aver anteposto il profitto alla salute nella decisione di non chiudere tutte le attività produttive già ad inizio marzo. Non solo nei due focolai bergamaschi di Alzano e Nembro, ma anche nel Bresciano, tanto che si è costituito un comitato per denunciare la mancata zona rossa anche ad Orzinuovi (Brescia). Chiunque sia riconducibile a queste decisioni finisce nel mirino, come succede a Bonometti ma come è già successo al governatore Fontana, anche lui sotto scorta da un mese, dopo aver ricevute minacce, dopo le scritte sui muri «Fontana assassino» e dopo volantini distribuiti a Milano dai Carc, i Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, vicende per cui sono stati già identificati e indagati per diffamazione e minacce sei antagonisti, due del Carc e quattro del centro sociale Zam. Nell’esprimere solidarietà al leader degli industriali lombardi Fontana constata che «purtroppo, quando tempo fa ho detto che il clima stava diventando pericoloso sono stato facile profeta. È necessario abbassare la violenza di certi toni» commenta il governatore. L’invito è rivolto anche alle forze di maggioranza, che hanno ingaggiato una guerra con la Regione Lombardia cercando di scaricare le colpe del fallimento sul contenimento dell’epidemia.

Non a caso, nessuna parola di solidarietà a Bonometti è arrivata da sinistra né dal M5s, con anzi il leader pro tempore Vito Crimi che ancora nei giorni scorsi alimentava la teoria che arma le minacce, dicendo che «si respirava nell’aria questo desiderio di evitare il blocco totale delle attività per evitare conseguenze economiche». Scrive in una nota l’associazione degli industriali: «Confindustria Lombardia si è prodigata fin dal principio dell’emergenza per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, invitando tutte quelle imprese che non fossero state in grado di rispettare tale regolamentazione a interrompere le attività. Le recenti vicende di cronaca confermano la presenza di un clima di odio verso l’impresa e gli imprenditori, alimentato da importanti attori del dibattito pubblico nazionale».



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